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venerdì 18 gennaio 2013

“LA TERRA DEI BAMBINI” UN CENTRO PER L’INFANZIA PER UM AL NASSER


 PRESENTAZIONE
La volontà di costruire il centro per l’infanzia “La Terra dei bambini” di Um al Nasser (Striscia di
Gaza) si sviluppa nel 2011 rispondendo ad una richiesta di aiuto della comunità beduina accolta
dall’ONG italiana Vento di Terra. Obiettivo, garantire l’accesso a servizi educativi e sanitari di
qualità ai bambini beduini in età prescolare e alle donne beduine del villaggio.
In un contesto complesso quale quello della Striscia di Gaza - caratterizzato dalla mancanza di
pianificazione urbanistica e da una conseguente edificazione selvaggia - la scelta di realizzare il
plesso seguendo i criteri dell’architettura bioclimatica è stata dettata dalla necessità di utilizzare
risorse locali, facilmente reperibili e a costi accessibili.
Il plesso, coprogettato dal gruppo ARCò - Architettura e Cooperazione e dallo studio di
architettura MCA Mario Cucinella Architects, è stato dunque realizzato in poco tempo impiegando
la tecnica degli “earthbags”, seguendo un modello di autocostruzione già sperimentato con
successo con la comunità beduina Jahalin in Cisgiordania.
Durante la costruzione del centro la comunità locale ha acquisito competenze tecniche innovative partecipando anche alla realizzazione di un impianto fotovoltaico e di un sistema di fitodepurazione.
La struttura scolastica è coordinata da un team formato da Vento di Terra nella gestione e nello sviluppo di percorsi educativi alternativi innovativi e partecipati. Il Centro è dotato di sei aule destinate a ospitare circa 125 alunni, di 5 spazi dedicati a specifiche attività didattiche, di uno sportello di consulenza per le famiglie e di un ambulatorio per il counseling sanitario.
L’intervento coinvolge una serie di realtà socio educative locali e internazionali che operano in rete, proponendo una risposta unica ed integrata ai bisogni dei bambini in età prescolare, delle loro madri e delle loro famiglie.
Il progetto Architettura di pace per Gaza è stato reso possibile grazie al contributo del Ministero degli Affari Esteri , della CEI – Conferenza Episcopale Italiana, del Comune di Milano, L.U.S.H. Italia e della rete di sostenitori di Vento di Terra ONG.


LA COMUNITA’ BEDUINA DI UM AL NASSER
Il progetto coinvolge la comunità beduina di Um Al Nasser, stanziata a nord della Striscia di Gaza. Si tratta di popolazioni espulse dall’area di Bersheba nel 1948, con un passato semi-nomadico e caratteri culturali comuni con i beduini stanziati in Cisgiordania.
Um Al Nasser si trova nei pressi del valico di Erez, a nord est della città di Beit Lahia e ad est del territorio della cittadina di Beit Hanoun, in un’area particolarmente coinvolta nelle fasi recenti del conflitto.
Uno degli obiettivi del progetto mira a recuperare e promuovere l’identità legata alla “Civiltà della tenda”. Una società di tradizione antichissima nella quale la donna possedeva un ruolo centrale, in qualità di detentrice dei saperi indispensabili per la sopravvivenza.


IL PROGETTO ARCHITETTONICO
L’edificio è concepito in termini di sostenibilità ambientale proponendo soluzioni tecniche innovative che reinterpretano la cultura e l’identità locale. La progettazione architettonica è curata da un team di esperti nel settore: Il gruppo ARCò – Architettura e Cooperazione, che si occupa di sostenibilità e partecipazione in architettura, e lo studio MCA - Mario Cucinella Architects, studio di chiara fama internazionale che da tempo sviluppa ricerche sull’architettura sostenibile.
Il progetto punta alla valorizzazione dell’identità locale reinterpretando il modello della tenda beduina: una struttura temporanea caratterizzata da elementi di sostegno verticale che sorreggono un telo decorato, solitamente in lana di pecora. La sua struttura è divisa al suo interno in due ambienti: uno pubblico dove avvengono le attività comuni e si ricevono gli ospiti e uno destinato alle attività private della famiglia.
La struttura polifunzionale di Um Al Nasser reinterpreta questi caratteri tradizionali riproponendoli sotto forma di elementi architettonici contemporanei. La tenda viene sostituita da un’ampia copertura che, ripiegando su se stessa, richiama le diverse inclinazioni dei teli. Le linee orizzontali dei tipici tessuti beduini vengono riletti attraverso brise soleil in legno che permettono un controllo dell’irraggiamento solare.

L’asilo “cresce dal deserto”: le pareti isolanti che circondano le aule e il cortile centrale sono realizzati con sacchi riempiti di terra. Si tratta della tecnica degli earth-bag, proposta per la prima volta da Nader Kalili negli anni ’80. I muri sono in grado di preservare la realtà gioco-educativa dell’asilo, costruendo una vera e propria oasi protetta dalle difficoltà esterne.
Il Centro per l’infanzia è un edificio ad un piano, parzialmente interrato, per una superficie totale di 400 mq di patio giardino e 600 mq che comprendono 6 aule, libreria, direzione, aula docenti, area accoglienza, laboratorio attività psicomotorie, spazio polifunzionale, sportello famiglie, infermeria e servizi igienici. Le aule hanno una superficie di 25 m2, e possono ospitare circa 25 allievi ciascuna.
“La Terra dei Bambini” offre spazi e servizi per le famiglie, uno sportello di consulenza, e attività di educazione alla salute e alla pace.


L’IMPATTO AMBIENTALE
Dal punto di vista dell’eco-compatibilità dell’intervento, sono diversi gli accorgimenti che fanno di questo edificio un’architettura modello per il settore edile palestinese. Sono state privilegiate soluzioni low-tech e a basso costo, semplici da comunicare e implementare, atte ad essere replicate in altri contesti da parte della comunità locale.
Ai progettisti si sono affiancate figure specifiche che hanno curato gli aspetti strutturali, energetici e del recupero delle acque. L’uso della terra e del legno permette di ridurre al minimo l’utilizzo di materiali inquinanti e ad alto impatto ambientale. Si tratta di un edificio ipogeo, ove gli ambienti sono parzialmente interrati. Tutte le aule godono dell’inerzia termica del terreno e dei muri, che garantisce temperature interne più basse in estate, e più miti in inverno. Un sistema di ventilazione naturale permette di godere di una temperatura percepita inferiore per un confort igro-termico ottimale. Il sistema a doppia copertura garantisce l’attivazione di moti convettivi e il riciclo dell’aria calda con quella più fresca proveniente dal basso. Si è previsto un sistema di raccolta dell’acqua piovana che avviene attraverso l’ampia copertura e che viene stoccata in una vasca interrata e nel giardino interno è stato realizzato un impianto di fitodepurazione per il trattamento delle acque grigie a scopo di riutilizzo negli sciacquoni dei wc. Dal punto di vista energetico, è stata prevista l’installazione di un impianto a pannelli fotovoltaici realizzato sfruttando le inclinazioni del tetto, così da garantire l’elettricità necessaria


A SCUOLA DI PACE NELLA “TERRA DEI BAMBINI”
“La Terra dei Bambini” rappresenta un modello di qualità grazie all’impiego di metodi pedagogici innovativi, efficaci nel ridurre le problematicità emergenti legate ad un contesto difficile quale quello delle zone di conflitto.
La scuola materna di Um al Nasser ha il duplice obiettivo di offrire ai minori un luogo di incontro e prepararli alla scuola primaria, prediligendo la centralità dell’esperienza ludica e meta cognitiva (imparare attraverso l’esperienza) del minore senza comunque trascurare l’insegnamento delle basi dell’arabo classico, della matematica e dell’inglese.
Il progetto intende fornire assistenza ai minori e alle famiglie, garantire l’accesso ad adeguati percorsi educativi, di apprendimento e di preparazione. Realizzare un Centro per l’infanzia che sappia promuovere interventi di qualità significa intervenire sulla relazione “madre – figlio” e dunque, fornire un ambiente dove le donne ritrovino una dimensione propositiva nella comunità e nella famiglia. Gli insegnanti che si confrontano con modelli di organizzazione democratica, sviluppano capacità di problem solving e di lavoro per obiettivi, possono a loro volta diventare un modello positivo per i minori e per i loro genitori, coinvolgendo l’intera comunità in un processo di “educazione alla pace”.

Lo staff educativo formato da Vento di Terra ONG attraverso moduli di insegnamento pedagogico e gestionale è composto da sette maestre, una coordinatrice didattica e un’assistente sociale, tutte appartenenti alla comunità locale.
Nel centro sarà attivo uno sportello per l’orientamento e il supporto pedagogico, delle madri gestito da un’assistente sociale esperta.
Il progetto prevede, inoltre, laboratori di educazione alla salute e all’igiene realizzati sotto la supervisione del Palestinian Medical Relief, al fine di contrastare il proliferare di infezioni intestinali che colpiscono la maggior parte dei piccoli in età prescolare.


martedì 8 gennaio 2013

LA FITODEPURAZIONE : Strumento e opportunità



LA FITODEPURAZIONE
Strumento e opportunità

Mezzo, rimedio , soluzione ad un problema reale.
Modalità per superare la criticità.
Ma anche opportunità per trarne profitto, vantaggio competitivo, risorsa aziendale ad alto valore aggiunto.
In agricoltura, la fitodepurazione assume due significati distinti e ben marcati.
Due connotazioni che presentano più di un elemento di contatto, ma che si sviluppano da presupposti diversi e spiegano finalità altrettanto specifiche: fitodepurazione come strumento di prevenzione e riduzione dell’apporto diffuso di nutrienti di origine agricola nelle acque reflue, e fitodepurazione nell’accezione imprenditoriale moderna di “ulteriore opportunità di reddito”, essendo profondamente connessa a quell’idea di agricoltura multifunzionale e sostenibile da cui dipende il futuro di questo settore primario.
Ecco. Per l’agricoltura le tecniche di fitodepurazione hanno queste due anime: una “curativa” legata alla risoluzione di un problema pratico, concreto, reale, l’altra più di valorizzazione dell’azienda in sé, vista come soggetto produttore di servizi e all’altezza del mercato. Nel primo caso il presupposto è una potenziale criticità, perché così sono vissuti dagli allevatori i livelli di concentrazione di nutrienti previsti dalla “direttiva nitrati” e i valori, assai restrittivi, consentiti per il riuso agricolo delle acque reflue.
Nel secondo, invece, fanno da cornice la Politica Agricola Comunitaria e il Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, con importanti misure di sostegno riconosciute alle aziende agricole condotte secondo i principi della condizionalità e della differenziazione produttiva, consapevoli di svolgere un ruolo centrale anche sul fronte della conservazione e del miglioramento ambientale.

Rimanda dunque alle tematiche più attuali dell’agricoltura moderna e avanzata, la fitodepurazione. Eppur si fonda su in principio che la natura applica da sempre: utilizzare piante e microrganismi per purificare l’acqua. Per quanto affascinante, questo aspetto da solo non basterebbe a giustificarne l’utilità. E infatti con la fitodepurazione entrano in gioco i risultati, intesi come elevata efficienza degli impianti in rapporto ai costi di gestione, ai quali si somma un notevole risparmio anche dal punto di vista del consumo di energia.
Per il mondo agricolo – interlocutore naturale e privilegiato delle tecniche di fitodepurazione -. Il discorso merita più di una riflessione.
Per due ragioni sostanziali.
Primo: se la depurazione delle acque è un servizio di pubblica utilità, allora la fitodepurazione rappresenta una concreta occasione di reddito per chi dispone del contesto ambientale ideale a praticarla: gli agricoltori.
Torna il concetto di azienda agricola come erogatrice di servizi ad uso collettivo, vista in un’ottica di multifunzionalità che è nel suo stesso interesse applicare perché comporta profitto. Un agricoltore business oriented, quello a cui guarda la fitodepurazione, che ha dunque tutta la convenienza a diversificare le attività di impresa anche in questa direzione. Il servizio di depurazione delle acque avviene sui fondi agricoli per essere poi erogato e retribuito di conseguenza.
Questo è l’aspetto imprenditoriale più rilevante. Mentre il fatto che l’abbattimento dei nutrienti sia fortemente influenzato da processi di tipo biologico spiega invece l’affinità “naturale” tra le pratiche di fitodepurazione e il settore primario. In altri termini, nella fitodpeurazione gli agricoltori ritrovano gli stessi ritmi di lavoro, la stessa sensibilità, l’impiego delle tecnologie e la manualità tipici del mondo dei campi. Detto altrimenti, ci sono tutti i presupposti affinché l’imprenditorialità agricola diventi il primo referente del servizio di fitodepurazione delle acque, grazie ad un metodo naturale che sa valorizzare la professionalità che le appartiene di mestiere.
Secondo: la fitodepurazione è il rimedio naturale contro l’inquinamento delle acque reflue, intendendo per “inquinamento” l’eccessiva presenza nell’ambiente di determinate sostanze. Il problema lo dà la misura della loro concentrazione, poiché se queste stesse sostanze vengono liberate nei corpi idrici troppo rapidamente ed in quantità troppo levate, non risultano smaltibili dai normali cicli ecologici.
È in questi casi che la fitodepurazione fa la differenza: creando zone umide artificiali in cui riprodurre i processi di depurazione tipici degli habitat acquatici naturali, è possibile infatti ridurre la concentrazione delle sostanze fino alle soglie di purezza imposte per legge, massimizzando nel tempo i risultati dei trattamenti e minimizzando i costi di gestione e manutenzione degli impianti.

Così facendo l’azienda agricola supera una potenziale criticità, mentre l’ambiente ne trae indiscutibili vantaggi in termini di salvaguardia degli ecosistemi, miglioramento della biodiversità e valorizzazione del paesaggio rurale.
Insomma, restituire qualità all’acqua si deve, si può e apre scenari che vanno bel oltre la funzione tecnica dei singoli trattamenti.
Sorprende pensare che le aree umide artificiali producano tanti e tali vantaggi, a più livelli e a cosi alto valore aggiunto.
Sorprende poiché, ridotta ai minimi termini, la fitodepurazione non fa altro che replicare processi biologici spontanei, importandoli in microhabitat con caratteristiche fedeli all’originale.
La verità è che la natura sa come fare. Sempre.

giovedì 20 dicembre 2012

La fitodepurazione spiegata da JACOPO FO

L'impianto di fitodepurazione a servizio della libera università di Alcatraz


Sì, proprio Jacopo Fo ci spiega la fitodepurazione e ci illustra l'impianto realizzato a servizio degli scarichi prodotti dalle attività condotte negli edifici della Libera Universtià di Alcatraz (Località Santa Cristina, 06020 Gubbio Perugia).


Un viaggio epico nella difficile lotta fra i batteri (BUONI) presenti nell'impianto e gli inquinanti (CATTIVI) presenti nelle acque di scarico.

mercoledì 12 dicembre 2012

LA PIANTUMAZIONE DI UNA FITODEPURAZIONE E L'AFFINAMENTO PER RIUSO


Sensazionale video :-)
Uomini al lavoro per piantumare con Canna Indica e Iris Pseudacorus, un impianto di fitodepurazione a flusso sub-superficiale orizzontale, utilizzato come affinamento di un impianto tradizionale a finghi attivi in provincia di Padova.
come si presenta attualmente l'impianto (29/08/2011)
Per approndimenti potete andare qui

L'affinamento di impianti esistenti eseguito con sistemi di fitodepurazione è una pratica in uso in tutto il mondo ed anche in ITALIA.
La situazione fatiscente dei sistemi esistenti di depurazione non è cosa sconosciuta, anzi.
Esistono purtroppo, grandi percentuali di impianti esistenti che scaricano continuamente reflui non correttamente depurati nei corsi d'acqua.

Le soluzioni sono molteplici e vanno dalla completa sostituzione dell'impianto esistente malfunzionante, al semplice affinamento dei reflui in uscita.
Affinare significa che, ciò esce dall'impianto esistente non avendo le caratteristiche richieste dalla norma, viene fatto transitare attraverso un sistema di fitodepurazione per l'abbattimento di tutti i parametri richiesti.

Sono impianti molto semplici, generalmente a flusso orizzontale superficiale o sub-superficiale.

La cosa di estremo interesse è che con l'affinamento, è possibile raggiungere agevolmente i parametri idonei al riutilizzo delle acque reflue depurate in irrigazione.

Per ogni richiesta o maggiore informazione, nel caso di interesse, mi puoi contattare sulla mia mail
tecnico [at] artecambiente.it

giovedì 6 dicembre 2012

LA FITODEPURAZIONE in provincia di Pesaro - il video


Questo è un video realizzato qualche giorno fa in provincia di Pesaro presso un impianto che stavamo finendo di realizzare.
Questi i dati notevoli:
a) 60 abitanti equivalenti provenienti da una residenza civile annessa a piccolo agriturisimo (camere + ristorante)
c) suddivisione dei flussi in acque grigie e in acque nere
d) le acque grigie sono trattate con un impianto di fitodepurazione a flusso orizzontale (dimensione 6x12 mt)
e) le acque nere sono trattae con un impianto di fitodepurazione a flusso verticale (dimensione 6x16 mt)
f) il funzionamento del flusso verticale è garantito da un dispositivo meccanico. Non c'è quindi necessità di energia elettrica per far funzionare questo complesso depuratore.
g) l'impianto è quindi completamente sostenibile e i costi di gestione e manutenzione sono prossimi allo zero
h) l'impianto sarà piantumato a privamera con phragmites australis

il video su youtube

Per ogni richiesta o maggiore informazione, nel caso di interesse, mi puoi contattare sulla mia mail : tecnico [at] artecambiente.it