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mercoledì 10 aprile 2013

Philadelphia: LA GREEN CITY in pratica.


Un progetto ventennale da 2,4 mld di dollari per ridurre l'impatto ambientale di Philadelphia

Risparmio creativo delle risorse per Philadelphia Green City


Attraverso il progetto Green City-Clean Water, Philadelphia riqualificherà un terzo del suo territorio urbano applicando soluzioni creative per il risparmio energetico



Rinnovabili.it) – Per combattere i problemi generati dai ripetuti allagamenti, dall’aumento della densità di popolazione e dalle infrastrutture ormai obsolete, la città di Philadelphia ha indetto il concorso “The Soak it Up!” destinato ad individuare le soluzioni più creative di risparmio energetico capaci di rispondere ai problemi reali, per trasformare la città in una Green city modello.
Il compito affidato agli architetti, ingegneri, designer o semplici creativi, dal Philadelphia Water Department della US Environmental Protection Agency era quello di immaginare come far convivere innovative soluzioni di trattamento e gestione delle acque piovane, con le infrastrutture esistenti ed il tessuto urbano della città.

Da diversi anni la città di Philadelphia ha avvito il programma di riqualificazione “Green City, Clean Water”, un progetto da 2,4 mld di dollari che permetterà di trasformare un terzo del territorio urbano (9.500 ettari) in un sistema naturale di raccolta delle acque piovane, riducendo nello stesso tempo i consumi idrici ed evitando i fenomeni di allagamento.

Il concorso si inserisce perfettamente all’interno del maxi progetto, chiamando a raccolta cittadini e professionisti interessati, nella trasformazione di tre brani di città: un’area industriale privata, un centro commerciale, un’area residenziale densamente popolata.

Quartiere residenziale – Greening the Grid




Il vincitore della terza sezione è lo studio OLIN con la proposta per la completa riqualificazione di uno dei quartieri della città più popolosi. Il punto di partenza del team sono stati i luoghi d’incontro dei cittadini, le aree pubbliche, i giardini e le stesse strade. Inserendo una rete di nuovi percorsi pedonali e ciclabili, i progettisti hanno trasformato l’intero quartiere in un grande sistema di raccolta e depurazione delle acque piovane.
L’acqua che finisce nel sottosuolo, penetrando dal terreno o attraverso i canali di scolo ed i tombini, viene convogliata in una serie di bacini di raccolta sotterranei dove alcune particolari essenze vegetali innescano unprocesso di fitodepurazione depurando l’acqua fino a renderla potabile ed utile per l’irrigazione.
Attuando queste soluzione i consumi idrici della città verrebbero drasticamente abbattuti, consentendo un risparmio economico senza precedenti.


tratto da: 

al Congresso Nazionale Geometri e Geometri Laureati si parla di WATER MANAGEMENT

Geometra: RUOLO E COMPETENZA IN EVOLUZIONE


Da oggi (10 aprile) a sabato si svolgerà a Rimini il Congresso Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati.
Il titolo quanto mai programmatico. Geometra: RUOLO E COMPETENZA IN EVOLUZIONE.

E proprio per sottolineare questa visione, che domani dalle 9 alle 10:30 l'Agicat (Associazione Geometri Italiani Consulenti in Ambiente e Territorio) terrà il primo di due interventi in ambito ambientale.

Domani la traccia proposta sarà :

Una occasione per fare il punto con Norbert Lantschner indiscusso ideatore di CASACLIMA e presidente di ClimAbita, Edoardo Zanchini vicepresidente di Legambiente,  Ruben Sagredin Presidente di Agicat e il sottoscritto Mauro Lajo.

Illustrerò in breve i temi legati al Water Management e Sustainable Management ossia : LA GESTIONE SOSTENIBILE DELLA RISORSA ACQUA.

martedì 12 febbraio 2013

ANTEPRIMA sito ARTECAMBIENTE

www.artecambiente.it sta cambiando pelle :-)

Ecco una anteprima della homepage del nuovo sito artecambiente 2.0

Stiamo completando le ultime cose.

Lo abbiamo pensato moderno, facile, semplice, completo, interattivo, utile.

E' in corso la valutazione della versione BETA da parte di una decina di amici 
quando otterremo a total positive feedbak 
lo pubblicheremo!

Quindi STAY TUNED. OK?

venerdì 18 gennaio 2013

“LA TERRA DEI BAMBINI” UN CENTRO PER L’INFANZIA PER UM AL NASSER


 PRESENTAZIONE
La volontà di costruire il centro per l’infanzia “La Terra dei bambini” di Um al Nasser (Striscia di
Gaza) si sviluppa nel 2011 rispondendo ad una richiesta di aiuto della comunità beduina accolta
dall’ONG italiana Vento di Terra. Obiettivo, garantire l’accesso a servizi educativi e sanitari di
qualità ai bambini beduini in età prescolare e alle donne beduine del villaggio.
In un contesto complesso quale quello della Striscia di Gaza - caratterizzato dalla mancanza di
pianificazione urbanistica e da una conseguente edificazione selvaggia - la scelta di realizzare il
plesso seguendo i criteri dell’architettura bioclimatica è stata dettata dalla necessità di utilizzare
risorse locali, facilmente reperibili e a costi accessibili.
Il plesso, coprogettato dal gruppo ARCò - Architettura e Cooperazione e dallo studio di
architettura MCA Mario Cucinella Architects, è stato dunque realizzato in poco tempo impiegando
la tecnica degli “earthbags”, seguendo un modello di autocostruzione già sperimentato con
successo con la comunità beduina Jahalin in Cisgiordania.
Durante la costruzione del centro la comunità locale ha acquisito competenze tecniche innovative partecipando anche alla realizzazione di un impianto fotovoltaico e di un sistema di fitodepurazione.
La struttura scolastica è coordinata da un team formato da Vento di Terra nella gestione e nello sviluppo di percorsi educativi alternativi innovativi e partecipati. Il Centro è dotato di sei aule destinate a ospitare circa 125 alunni, di 5 spazi dedicati a specifiche attività didattiche, di uno sportello di consulenza per le famiglie e di un ambulatorio per il counseling sanitario.
L’intervento coinvolge una serie di realtà socio educative locali e internazionali che operano in rete, proponendo una risposta unica ed integrata ai bisogni dei bambini in età prescolare, delle loro madri e delle loro famiglie.
Il progetto Architettura di pace per Gaza è stato reso possibile grazie al contributo del Ministero degli Affari Esteri , della CEI – Conferenza Episcopale Italiana, del Comune di Milano, L.U.S.H. Italia e della rete di sostenitori di Vento di Terra ONG.


LA COMUNITA’ BEDUINA DI UM AL NASSER
Il progetto coinvolge la comunità beduina di Um Al Nasser, stanziata a nord della Striscia di Gaza. Si tratta di popolazioni espulse dall’area di Bersheba nel 1948, con un passato semi-nomadico e caratteri culturali comuni con i beduini stanziati in Cisgiordania.
Um Al Nasser si trova nei pressi del valico di Erez, a nord est della città di Beit Lahia e ad est del territorio della cittadina di Beit Hanoun, in un’area particolarmente coinvolta nelle fasi recenti del conflitto.
Uno degli obiettivi del progetto mira a recuperare e promuovere l’identità legata alla “Civiltà della tenda”. Una società di tradizione antichissima nella quale la donna possedeva un ruolo centrale, in qualità di detentrice dei saperi indispensabili per la sopravvivenza.


IL PROGETTO ARCHITETTONICO
L’edificio è concepito in termini di sostenibilità ambientale proponendo soluzioni tecniche innovative che reinterpretano la cultura e l’identità locale. La progettazione architettonica è curata da un team di esperti nel settore: Il gruppo ARCò – Architettura e Cooperazione, che si occupa di sostenibilità e partecipazione in architettura, e lo studio MCA - Mario Cucinella Architects, studio di chiara fama internazionale che da tempo sviluppa ricerche sull’architettura sostenibile.
Il progetto punta alla valorizzazione dell’identità locale reinterpretando il modello della tenda beduina: una struttura temporanea caratterizzata da elementi di sostegno verticale che sorreggono un telo decorato, solitamente in lana di pecora. La sua struttura è divisa al suo interno in due ambienti: uno pubblico dove avvengono le attività comuni e si ricevono gli ospiti e uno destinato alle attività private della famiglia.
La struttura polifunzionale di Um Al Nasser reinterpreta questi caratteri tradizionali riproponendoli sotto forma di elementi architettonici contemporanei. La tenda viene sostituita da un’ampia copertura che, ripiegando su se stessa, richiama le diverse inclinazioni dei teli. Le linee orizzontali dei tipici tessuti beduini vengono riletti attraverso brise soleil in legno che permettono un controllo dell’irraggiamento solare.

L’asilo “cresce dal deserto”: le pareti isolanti che circondano le aule e il cortile centrale sono realizzati con sacchi riempiti di terra. Si tratta della tecnica degli earth-bag, proposta per la prima volta da Nader Kalili negli anni ’80. I muri sono in grado di preservare la realtà gioco-educativa dell’asilo, costruendo una vera e propria oasi protetta dalle difficoltà esterne.
Il Centro per l’infanzia è un edificio ad un piano, parzialmente interrato, per una superficie totale di 400 mq di patio giardino e 600 mq che comprendono 6 aule, libreria, direzione, aula docenti, area accoglienza, laboratorio attività psicomotorie, spazio polifunzionale, sportello famiglie, infermeria e servizi igienici. Le aule hanno una superficie di 25 m2, e possono ospitare circa 25 allievi ciascuna.
“La Terra dei Bambini” offre spazi e servizi per le famiglie, uno sportello di consulenza, e attività di educazione alla salute e alla pace.


L’IMPATTO AMBIENTALE
Dal punto di vista dell’eco-compatibilità dell’intervento, sono diversi gli accorgimenti che fanno di questo edificio un’architettura modello per il settore edile palestinese. Sono state privilegiate soluzioni low-tech e a basso costo, semplici da comunicare e implementare, atte ad essere replicate in altri contesti da parte della comunità locale.
Ai progettisti si sono affiancate figure specifiche che hanno curato gli aspetti strutturali, energetici e del recupero delle acque. L’uso della terra e del legno permette di ridurre al minimo l’utilizzo di materiali inquinanti e ad alto impatto ambientale. Si tratta di un edificio ipogeo, ove gli ambienti sono parzialmente interrati. Tutte le aule godono dell’inerzia termica del terreno e dei muri, che garantisce temperature interne più basse in estate, e più miti in inverno. Un sistema di ventilazione naturale permette di godere di una temperatura percepita inferiore per un confort igro-termico ottimale. Il sistema a doppia copertura garantisce l’attivazione di moti convettivi e il riciclo dell’aria calda con quella più fresca proveniente dal basso. Si è previsto un sistema di raccolta dell’acqua piovana che avviene attraverso l’ampia copertura e che viene stoccata in una vasca interrata e nel giardino interno è stato realizzato un impianto di fitodepurazione per il trattamento delle acque grigie a scopo di riutilizzo negli sciacquoni dei wc. Dal punto di vista energetico, è stata prevista l’installazione di un impianto a pannelli fotovoltaici realizzato sfruttando le inclinazioni del tetto, così da garantire l’elettricità necessaria


A SCUOLA DI PACE NELLA “TERRA DEI BAMBINI”
“La Terra dei Bambini” rappresenta un modello di qualità grazie all’impiego di metodi pedagogici innovativi, efficaci nel ridurre le problematicità emergenti legate ad un contesto difficile quale quello delle zone di conflitto.
La scuola materna di Um al Nasser ha il duplice obiettivo di offrire ai minori un luogo di incontro e prepararli alla scuola primaria, prediligendo la centralità dell’esperienza ludica e meta cognitiva (imparare attraverso l’esperienza) del minore senza comunque trascurare l’insegnamento delle basi dell’arabo classico, della matematica e dell’inglese.
Il progetto intende fornire assistenza ai minori e alle famiglie, garantire l’accesso ad adeguati percorsi educativi, di apprendimento e di preparazione. Realizzare un Centro per l’infanzia che sappia promuovere interventi di qualità significa intervenire sulla relazione “madre – figlio” e dunque, fornire un ambiente dove le donne ritrovino una dimensione propositiva nella comunità e nella famiglia. Gli insegnanti che si confrontano con modelli di organizzazione democratica, sviluppano capacità di problem solving e di lavoro per obiettivi, possono a loro volta diventare un modello positivo per i minori e per i loro genitori, coinvolgendo l’intera comunità in un processo di “educazione alla pace”.

Lo staff educativo formato da Vento di Terra ONG attraverso moduli di insegnamento pedagogico e gestionale è composto da sette maestre, una coordinatrice didattica e un’assistente sociale, tutte appartenenti alla comunità locale.
Nel centro sarà attivo uno sportello per l’orientamento e il supporto pedagogico, delle madri gestito da un’assistente sociale esperta.
Il progetto prevede, inoltre, laboratori di educazione alla salute e all’igiene realizzati sotto la supervisione del Palestinian Medical Relief, al fine di contrastare il proliferare di infezioni intestinali che colpiscono la maggior parte dei piccoli in età prescolare.


martedì 15 gennaio 2013

La provincia di Cuneo si dà una linea guida sulla fitodepurazione











Il titolo di questo interessante lavoro della Provincia di Udine è : LINEE GUIDA E POSSIBILITA' DI APPLICAZIONE AI REFLUI ENOLOGICI.

Parliamo quindi ancora di cantine in una zona ad altissima vocazione vitivinicola, come altre ce ne sono in Italia. Ma qui si produce il Re dei vini italiani il BAROLO, che nasce da un uva fra le più importanti del panorama mondiale il NEBBIOLO.

Si legge: "La Provincia di Cuneo, insieme alla Regione Piemonte, alle Province di Asti ed Alessandria, all’Autorità di Bacino del Fiume Po, alle Autorità d’Ambito n. 4, 5 e 6, nonché ad alcuni Comuni del bacino del Torrente Belbo, ha sottoscritto il Contratto di fiume del Torrente Belbo, il cui obiettivo principale è “migliorare lo stato ecologico complessivo del corso d’acqua, in attuazione delle finalità e degli obiettivi previsti dalla Comunità Europea in materia di tutela delle acque”.


Troviamo quindi una introduzione generale alla fitodepurazione ed ai vari sistemi di progettazione e realizzazione con un'occhio anche all'importanza della manutenzione.
Si arriva poi allo specifico del presente lavoro ossia i reflui enologici.
"La produzione enologica genera residui di varia natura, sia solidi che liquidi, in volume anche superiore ai quantitativi di vino finito prodotto in un anno. In particolare, nell’arco della filiera di produzione, il vino necessita di notevoli quantità d’acqua che, al termine delle operazioni, risultano trasformate in “reflui"

"La fitodepurazione, pertanto, può costituire un’interessante alternativa per il finissaggio del refluo prima dello scarico nell’ambiente, con buone garanzie di efficienza e rispetto dei limiti di legge (sempre che le fasi precedenti siano correttamente dimensionate e gestite). Infatti, sono sempre più numerose le cantine che, per il trattamento delle acque reflue di vinificazione, utilizzano sistemi di fitodepurazione, opportunamente provvisti di idonei trattamenti preliminari"

Linee guida e possibilita’ di applicazione ai reflui enologici - Provincia di Cuneo


lunedì 31 dicembre 2012

Le regine della fitodepurazione

Chiudiamo il 2012 con una carrellata di piante adatte alla fitodepurazione facenti parte della specie delle macrofite, alcune anche ornamentali (con infiorescenze colorate).
La scelta delle piante per un impianto di fitodepurazione, è centrale come la scelta di un sistema elettromeccanico per un impianto a fanghi attivi.
Sbagliare pianta, o mix di piante, o numero di piante piantate, significa non ottenere il risultato voluto e progettato o semplicemente richiesto dall'autorità.

QUINDI FATE ATTENZIONE

fitodepurazione con Canna Indica ROSSA



fitodepurazione con Canna Indica GIALLA 

particolare di fitodepurazione con Canna Indica GIALLA

Fitodepurazione con Carex Acuta e Cyperus Papyrus sul fondo  
Fitodepurazione con Ibiscus Palustris
fitodepurazione con Carex Everest
Fitodepurazione con Carex Evergold
 
Fitodepurazione con Ibiscus Palustris





























fitodepurazione con Iris Pseudacorus

fitodepurazione con Iris Sibirica

Fitodepurazione con Lythrum salicaria
Fitodepurazione con Typha latifolia
Fitodepurazione con Phragmites Australis
 
 e molte altre.....
 

BUON 2013



giovedì 20 dicembre 2012

La fitodepurazione spiegata da JACOPO FO

L'impianto di fitodepurazione a servizio della libera università di Alcatraz


Sì, proprio Jacopo Fo ci spiega la fitodepurazione e ci illustra l'impianto realizzato a servizio degli scarichi prodotti dalle attività condotte negli edifici della Libera Universtià di Alcatraz (Località Santa Cristina, 06020 Gubbio Perugia).


Un viaggio epico nella difficile lotta fra i batteri (BUONI) presenti nell'impianto e gli inquinanti (CATTIVI) presenti nelle acque di scarico.

domenica 16 dicembre 2012

LA FITODEPURAZIONE FLOTTANTE - I PRIMI RISULTATI A VICENZA


Fitodepurazione e progetto Sesame: presentati da Acque Vicentine i primi risultati

Italian techia system.

Acque Vicentine  -  Giovedì 13 dicembre si è tenuto presso la sede di Acque Vicentine un seminario formativo rivolto a tecnici e studiosi interessati ai processi depurativi. Nell'incontro sono stati presentati i primi risultati del progetto Sesame - acronimo di "Studio essenze arboree maggiormente efficaci"-, un progetto finanziato dalla Regione Veneto che ha sviluppato soluzioni innovative per il miglioramento delle prestazioni della fitodepurazione.
La fitodepurazione è un sistema di depurazione naturale delle acque reflue basato sull'interazione tra piante, reflui e comunità batteriche che si sviluppano tra gli apparati radicali delle piante. Nel sistema depurativo gestito da Acque Vicentine questa tecnica è utilizzata principalmente per l'affinamento dei reflui in uscita dagli impianti di depurazione tradizionali.
Nell'ambito di questo progetto, presso gli impianti di Bolzano Vicentino, Chiesa Vecchia (Pianezze) e Montruglio (Mossano) sono state applicate soluzioni sperimentali innovative sviluppate dal Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente (DAFNAE) dell'Università di Padova e dalla società P.A.N. Piante Acqua Natura srl, spin-off della medesima università.
In particolare, nelle sezioni di lagunaggio sono state utilizzate piattaforme galleggianti denominate "Tech-IA" (brevettate da P.A.N.), che permettono di aumentare la gamma di piante impiegabili nella fitodepurazione galleggiante, estendendola a specie dotate di apparato radicale profondo, capaci di esplorare in profondità il corpo idrico da depurare.
Italian techia system. roots developmemt

Nella sezione non galleggiante, invece, sono state piantumate specie vegetali molto efficaci nella rimozione del carico organico (Alnus Glutinosa - Ontano nero e Phragmites Australis - Canna palustre).
Queste installazioni hanno consentito inoltre di incrementare la biodiversità del sito, creando nuovi e diversificati habitat per l'avifauna locale (Germano Reale, Gallinella d'Acqua, etc..).
Dopo l'installazione, è stata implementata, con la collaborazione di Chimicambiente, una puntuale campagna di analisi chimico-fisica e monitoraggio, che ha rivelato un incremento delle performance depurative degli impianti coinvolti, con ricadute positive sulla qualità ambientale dei corsi d'acqua recettori degli scarichi. In particolare, il notevole sviluppo della vegetazione sui sistemi flottanti sperimentali ha consentito un buon abbattimento dei composti carboniosi (COD, BOD) e dei solidi sospesi. Per quanto concerne i composti azotati è stato rilevato un andamento non sempre positivo e comunque correlato alla stagionalità e all'ossigeno disciolto nel refluo.

«Siamo soddisfatti delle positive ricadute ambientali conseguite con questo progetto di ricerca - dichiara Diego Albanese, vice-presidente di Acque Vicentine - che ci ha visti capofila, affiancati da un team di aziende e ricercatori di alto profilo scientifico.»
«È importante evidenziare che le soluzioni sperimentate in questo progetto potranno essere adottate anche in altri impianti che prevedano la fitodepurazione o il lagunaggio. - continua Albanese - Non ultimo, sottolineo che in primavera la fioritura delle specie arboree piantate sulle piattaforme galleggiati conferisce anche un piacevole valore ornamentale all'installazione.»
il sistema techia applicato in provincia di Brescia

I risultati della sperimentazione sono stati presentati dal prof. Maurizio Borin del DAFNAE dell'Università di Padova alla comunità scientifica internazionale nel corso della recente "International Conference on Wetland Systems for Water Pollution Control", svoltasi a Perth (Australia)

treatment wetlans il blog di Davide Tocchetto PHD dove potete trovare altre informazioni interessanti sul sistema

Liberamente tratto da VicenzaPiù

giovedì 13 dicembre 2012

La fitodepurazione a TEOLO (PD) - video realizzato da ETRA

IMPIANTO A IMPATTO ZERO



Un video interessante realizzato da ETRA presso un impianto di fitodepurazione appena realizzato (era luglio 2008) a Teolo completamente autosufficiente grazie ad un piccolo impianto fotovoltaico montato sulla tettoia antistante l'impianto stesso.
Il sistema è a servizio di una piccola comunità (di 150-200 persone) non servita da pubblica fognatura che ha trovato nella fitodepurazione la soluzione ai propri problemi.

La superficie dell'impianto è di 250 mq.

Come meglio spiegato nel video, l'impianto è stato cofinanziato da ETRA, comune di Teolo, Parco Regionale di colli Euganei e dalla Regione Veneto.

Gli intervistati hanno ribadito il connubio fra ambiente delicato e protetto come quello del parco del Colli Euganei, e la scelta poco invasiva e rispettosa della fitodepurazione.

Per ogni richiesta o maggiore informazione  tecnico [at] artecambiente.it

mercoledì 12 dicembre 2012

LA PIANTUMAZIONE DI UNA FITODEPURAZIONE E L'AFFINAMENTO PER RIUSO


Sensazionale video :-)
Uomini al lavoro per piantumare con Canna Indica e Iris Pseudacorus, un impianto di fitodepurazione a flusso sub-superficiale orizzontale, utilizzato come affinamento di un impianto tradizionale a finghi attivi in provincia di Padova.
come si presenta attualmente l'impianto (29/08/2011)
Per approndimenti potete andare qui

L'affinamento di impianti esistenti eseguito con sistemi di fitodepurazione è una pratica in uso in tutto il mondo ed anche in ITALIA.
La situazione fatiscente dei sistemi esistenti di depurazione non è cosa sconosciuta, anzi.
Esistono purtroppo, grandi percentuali di impianti esistenti che scaricano continuamente reflui non correttamente depurati nei corsi d'acqua.

Le soluzioni sono molteplici e vanno dalla completa sostituzione dell'impianto esistente malfunzionante, al semplice affinamento dei reflui in uscita.
Affinare significa che, ciò esce dall'impianto esistente non avendo le caratteristiche richieste dalla norma, viene fatto transitare attraverso un sistema di fitodepurazione per l'abbattimento di tutti i parametri richiesti.

Sono impianti molto semplici, generalmente a flusso orizzontale superficiale o sub-superficiale.

La cosa di estremo interesse è che con l'affinamento, è possibile raggiungere agevolmente i parametri idonei al riutilizzo delle acque reflue depurate in irrigazione.

Per ogni richiesta o maggiore informazione, nel caso di interesse, mi puoi contattare sulla mia mail
tecnico [at] artecambiente.it

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 6

I MIGLIORAMENTI DEL SISTEMA PER FARLO FUNZIONARE 

 

6) La MANUTENZIONE

 

Sì, avete capito bene!
Anche la subirrigazione deve necessariamente avere la sua manutenzione effettuata da personale specializzato.
Nulla al mondo, che sia stato prodotto o che sia entrato in contatto con l'azione umana si mantiene così com'è per sempre.
Quindi armatevi di santa pazienza e mettete in atto un piano organizzato di manutenzione. Come per la vostra auto vi adoperate per fare il tagliando al raggiungimento di tot chilometri percorsi, così la sub-irrigazione necessita di manutenzione al passaggio di tot litri di refluo. 
In che cosa consiste la manutenzione?

VERIFICA TRIMESTRALE DEL FILTRO 
(che potete effettuare voi senza ausilio di personale)
E' il filtro la vostra spia dell'olio (utlizzando la metafora dell'automobile). 
Quando troveremo all'interno del pozzetto dei residui solidi, ed il filtro stesso lo troveremo "intasato", quello sarà il momento di operare delle manutenzioni.
A questo punto fate intervenire gli specialisti dello spurgo.

A) Svuotamento completo e pulizia delle vasche di sedimentazione (imhoff, settica, biologica, condensagrassi, etc). Far seguire sempre allo svuotamento, il completo riempimento delle vasche con acqua pulita.
B) Svuotamento completo e pulizia del pozzetto filtro e del filtro stesso.Far seguire sempre allo svuotamento, il completo riempimento del pozzetto con acqua pulita.
C) Se il filtro si presentasse in condizioni non idonee allo svolgimento del suo compito, sostituirlo con uno di nuovo.
D) Verifica delle condizioni del pozzetto contenente il sifone di cacciata. Se vi è presenza di  solidi, effettuare lo svuotamento e la pulizia sia del pozzetto (pareti e fondo) che del sistema di cacciata. Far seguire sempre allo svuotamento, il completo riempimento del pozzetto con acqua pulita.


 PRENDETEVI CURA DELLA VOSTRA CASA

 

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 1

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 2

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 3

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte4

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte5

Per ogni richiesta o maggiore informazione, nel caso di interesse, mi puoi contattare sulla mia mail : 
tecnico [at] artecambiente.it

venerdì 7 dicembre 2012

La fitodepurazione per gli effluenti da allevamento



UNA RISPOSTA CERTA, UNA SOLUZIONE INNOVATIVA.




Quello che vi presentiamo è il video realizzato a Luglio 2010 dagli organizzatori di VenetoAgricoltura e RiduCaReflui durante la visita tecnica prevista nel corso di svolgimento dell'interessante progetto all'impianto di FITODEPURAZIONE realizzato presso dell'allevamento MASTER a Carmignano del Brenta (PD).

Il progetto RiduCaReflui è molto vasto e complesso, esteso a tutta la porzione della regione Veneto interessata da quanto previsto dalla Diretiva Nitrati sulla gestione/riduzione dell'apporto di Azoto in campo.

Una linea di indagine, ha interessato anche l'impianto di FITODEPURAZIONE che abbiamo realizzato, primo in Italia ed in Europa, sul trattamento degli effluenti da allevamento suinicolo.
L'impianto originario relizzato nel 2008, è stato monitorato dall'Università di Padova e poi migliorato durante il percorso di analisi raggiungendo elevate rese depurative.

Oggi siamo in grado di affermare che un sistema integrato di fitodepurazione abbinato ad un idoneo trattamento di separazione Solido/Liquida a monte (che abbiamo studiato e prototipizzato su scala reale), è in grado, partendo da un talquale da allevamento, di consegnare un prodotto da scaricare in un corso d'acqua secondo quanto previsto dal DLGS 152/06 alla tabella 3 ed un solido palabile.

RISULTATO? Azzeramento del problema



Per ogni approfondimento vi consigliamo di visitare il sito FITOSUINI dove potere trovare relazioni, schemi, immagini dell'impianto


giovedì 6 dicembre 2012

LA FITODEPURAZIONE in provincia di Pesaro - il video


Questo è un video realizzato qualche giorno fa in provincia di Pesaro presso un impianto che stavamo finendo di realizzare.
Questi i dati notevoli:
a) 60 abitanti equivalenti provenienti da una residenza civile annessa a piccolo agriturisimo (camere + ristorante)
c) suddivisione dei flussi in acque grigie e in acque nere
d) le acque grigie sono trattate con un impianto di fitodepurazione a flusso orizzontale (dimensione 6x12 mt)
e) le acque nere sono trattae con un impianto di fitodepurazione a flusso verticale (dimensione 6x16 mt)
f) il funzionamento del flusso verticale è garantito da un dispositivo meccanico. Non c'è quindi necessità di energia elettrica per far funzionare questo complesso depuratore.
g) l'impianto è quindi completamente sostenibile e i costi di gestione e manutenzione sono prossimi allo zero
h) l'impianto sarà piantumato a privamera con phragmites australis

il video su youtube

Per ogni richiesta o maggiore informazione, nel caso di interesse, mi puoi contattare sulla mia mail : tecnico [at] artecambiente.it

sabato 1 dicembre 2012

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 4

I MIGLIORAMENTI DEL SISTEMA PER FARLO FUNZIONARE

 4) La lunghezza della tubazione di dispersione

 

Parto col dire la definizione della lunghezza della tubazione di dispersione, così come il suo diametro è nomalmente compito del geologo che in base a valutazioni teoriche o pratiche la stima.

 

La valutazioni pratiche sono quelle che ci interessano di più perchè sono più veritiere riguardo al sito di intervento.

In definitiva il geologo grazie a apparecchiature di analisi e scavi, definisce la tipologia di terreno presente sul sito di dispersione, definisce anche la stratigrafia dello stesso e di conseguenza definisce la capacità drenante dello stesso.

 

In base alla capacità drenante del terreno (quanto tempo ci mette il terreno ad assorbire una quantità x di liquido), il geologo definirà la lunghezza della tubazione di scarico (sapendo ovviamente il numero di abitanti allacciati e di conseguenza il carico idraulico giornaliero).

 

Per dare comunque dei riferimenti utili per una prima stima, facciamo riferimento a quanto riportato nella delibera interministeriale del '77.


NATURA DEL TERRENO                       CONDOTTA DISPERDENTE

                               

                                                                                               mt. per AE

Sabbia sottile-materiale di riporto                1,5 /  2
Sabbia grossa  pietrisco                                 2,5 /  3
Sabbia sottile con argilla                               4,0  /  5
Argilla con poca sabbia                                 8,5 / 10 
                                                            Poco adatta*
 Argilla compatta                                 Non adatta *
*Utilizzare la subirrigazione drenata 

per saperne di più puoi anche vedere:

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 1

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 2

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 3

Per ogni richiesta o maggiore informazione, nel caso di interesse, mi puoi contattare sulla mia mail : 
tecnico [at] artecambiente.it

                                                                             

lunedì 26 novembre 2012

UNA TORRE SOSTENIBILE: Solar water heating and rainwater tower

Holcim Awards 2008 Latin America


Il fatto che siano passati 4 anni da quando Marcio Andrade, Maria Andrea Triana Montes and Roberto Lamberts Team members from LabEEE-UFSC hanno vinto il terzo premio della Holcim Awards 2008 Latin America non mi impedisce di dare risalto a questo utilizzo combinato di utilizzo intelligente di risorse pulite: sole e acqua.

Si tratta infatti del progetto di una abitazione resa autosufficiente per quanto riguarda l'utilizzo delle acque e per quanto riguarda l'eventuale riscaldamento di queste acque.

Il tetto infatti offre il bacino di raccolta per le acque piovane che vengono accumulate in un serbatoio nella parte bassa della torre


La torre è quindi dotata di: serbatoio di raccolta acque piovane (che serve la cassetta del wc e la doccia), sistema solare di riscaldamento dell'acqua con possibilità di modificare l'orientamento dei pannelli solari (che serve la doccia), serbatoio di acqua potabile (che serve il lavello), sistema di disinfezione dell'acqua, sistema di scarico di troppo pieno per eccesso di accumulo, postazione lavanderia con lavello.


Stiamo lavorando per integrare la torre anche con un sistema parallelo che depurando le acque di scarico con un sistema naturale di Fitodepurazione le possa rendere immediatamente riutilizzabili per i vari usi domestici. E naturalmente vogliamo dotare l'edificio di una fonte sostenibile di produzione di energia elettrica.

FATTIBILE / REALIZZABILE : CERTAMENTE SI!

venerdì 23 novembre 2012

La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 3



I MIGLIORAMENTI DEL SISTEMA PER FARLO FUNZIONARE 

 

schema di pozzetto EDILCENTRO

 3) Il pozzetto di cacciata 


Continuiamo il nostro viaggio verso il miglioramento di questo usatissimo sistema (malauguratamente) per lo smaltimento dei reflui di piccoli insediamenti.

I reflui (la fognatura) a questo punto, dopo aver transitato attrraverso i pretrattamenti di abbiamo parlato qui (parte 1) e attraverso la sezione di filtrazione fine di cui abbiamo parlato qui (parte 2)  sono pronti per essere inviati alla rete di subirrigazione perchè totalmente privi di qualunque solido che intaserebbe le condotte causandoci problemi e costi in un futuro.

Incontriamo qui un'altro dispositivo centrale per importanza nel buon funzionamento dell'impianto ossia il pozzetto con il dispositivo di cacciata.
schema di pozzetto F.lli Avanzi

Perchè è importante mettere questo dispositivo meccanico (cioè funziona senza azionamento elettrico)?
Cerco di spiegarvelo. 
Tutto lo scarico che noi produciamo in una giornata viene suddiviso in realtà in piccole quantità che scarichiamo. Cioè anche se ci dicono che noi ogni giorno produciamo 200 lt di scarico per persona, di fatto noi scarichiamo un po' al mattino, un po' a pranzo (se ci andiamo) e un po' alla sera con diluizione maggiore durante in fine settimana se siamo a casa interamente per due giornate. 
Quindi immaginiamo che il nostro scarico a questo punto sia la cacciata del wc per ipotesi 10 lt di acqua. Questa acqua che scende dal wc con una certa velocità entra nella vasca imhoff e si mescola al contenuto già presente nella vasca facendo uscire dalla tubazione di scarico, un identico quantitativo ma certamente con una velocità minore.
Il refluo passa poi dentro al pozzetto con la filtrazione e viene rallentato ulteriormente e quindi arriva alla tubazione di subirrigazione che magari ha una lunghezza di 10 mt. Risulta naturale che i miei 10 lt si fermeranno sulla testa della tubazione non interessandola invece per la sua interezza. A lungo andare questo fa si che solo una zona del mio impianto funzioni (quindi con un funzionamento maggiorato rispetto a quando calcolato) mentre una parte rimane non funzionante.
Schema funzionamento pozzetto Zetaplast

Il dispositivo di cacciata invece evita tutto ciò.
Si tratta di un pozzetto che può essere in materiale plastico o in cemento armato con all'interno un dispositivo meccanico che sarà azionato al completo riempimento del pozzetto e quindi consentirà di scaricare in un solo colpo un volume molto maggiore di quello che normalmente scarichiamo e con una velocità adeguata a raggiungere la tubazione di scarico per il totale della lunghezza progettata e realizzata.
Schema di funzionamento sifone EDILCENTRO

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