Progettazione e Realizzazione di Sistemi per la Gestione Sostenibile della Risorsa Acqua
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lunedì 4 febbraio 2013
mercoledì 23 gennaio 2013
Sustainable architecture in action: constructed wetland in the Gaza Strip
Riporto integralmente il post appena apparso su http://www.buildingreenfutures.org/ dove si parla del progetto fatto assieme allo studio MCA di Mario Cucinella, ad ARCO' e a Vento di Terra.
Sustainable architecture in action: constructed wetland in the Gaza Strip
early 2012
early 2013
These images show the growth over a 12-month span of the constructed wetland engineered by Mauro Lajo (Artecambiente) in the Kindergarden of Um Al Nasser (North part of Gaza Strip), an eco-friendly school built in 2011 by ARCO’, Mario Cucinella and the NGO Vento di Terra.
The Garden uses green plants and associated microorganisms for degradation, removal and/or reduction in the concentration of pollutants in the school’s grey waters that can thus be reused for toilet flushing and gardening. Underneath the garden lies a tank for the harvesting of rainwater.
Building Green Futures has been following from very close the progress in the design and construction of this building, a great example of low-tech/high performance sustainable design bringing lasting benefits to people in need.
venerdì 18 gennaio 2013
“LA TERRA DEI BAMBINI” UN CENTRO PER L’INFANZIA PER UM AL NASSER
PRESENTAZIONE
La volontà di costruire il centro per l’infanzia “La Terra dei bambini” di Um al Nasser (Striscia di
Gaza) si sviluppa nel 2011 rispondendo ad una richiesta di aiuto della comunità beduina accolta
dall’ONG italiana Vento di Terra. Obiettivo, garantire l’accesso a servizi educativi e sanitari di
qualità ai bambini beduini in età prescolare e alle donne beduine del villaggio.
In un contesto complesso quale quello della Striscia di Gaza - caratterizzato dalla mancanza di
pianificazione urbanistica e da una conseguente edificazione selvaggia - la scelta di realizzare il
plesso seguendo i criteri dell’architettura bioclimatica è stata dettata dalla necessità di utilizzare
risorse locali, facilmente reperibili e a costi accessibili.
Il plesso, coprogettato dal gruppo ARCò - Architettura e Cooperazione e dallo studio di
architettura MCA Mario Cucinella Architects, è stato dunque realizzato in poco tempo impiegando
la tecnica degli “earthbags”, seguendo un modello di autocostruzione già sperimentato con
successo con la comunità beduina Jahalin in Cisgiordania.
Durante la costruzione del centro la comunità locale ha acquisito competenze tecniche innovative partecipando anche alla realizzazione di un impianto fotovoltaico e di un sistema di fitodepurazione.
La struttura scolastica è coordinata da un team formato da Vento di Terra nella gestione e nello sviluppo di percorsi educativi alternativi innovativi e partecipati. Il Centro è dotato di sei aule destinate a ospitare circa 125 alunni, di 5 spazi dedicati a specifiche attività didattiche, di uno sportello di consulenza per le famiglie e di un ambulatorio per il counseling sanitario.
L’intervento coinvolge una serie di realtà socio educative locali e internazionali che operano in rete, proponendo una risposta unica ed integrata ai bisogni dei bambini in età prescolare, delle loro madri e delle loro famiglie.
Il progetto Architettura di pace per Gaza è stato reso possibile grazie al contributo del Ministero degli Affari Esteri , della CEI – Conferenza Episcopale Italiana, del Comune di Milano, L.U.S.H. Italia e della rete di sostenitori di Vento di Terra ONG.
LA COMUNITA’ BEDUINA DI UM AL NASSER
Il progetto coinvolge la comunità beduina di Um Al Nasser, stanziata a nord della Striscia di Gaza. Si tratta di popolazioni espulse dall’area di Bersheba nel 1948, con un passato semi-nomadico e caratteri culturali comuni con i beduini stanziati in Cisgiordania.
Um Al Nasser si trova nei pressi del valico di Erez, a nord est della città di Beit Lahia e ad est del territorio della cittadina di Beit Hanoun, in un’area particolarmente coinvolta nelle fasi recenti del conflitto.
Uno degli obiettivi del progetto mira a recuperare e promuovere l’identità legata alla “Civiltà della tenda”. Una società di tradizione antichissima nella quale la donna possedeva un ruolo centrale, in qualità di detentrice dei saperi indispensabili per la sopravvivenza.
IL PROGETTO ARCHITETTONICO
L’edificio è concepito in termini di sostenibilità ambientale proponendo soluzioni tecniche innovative che reinterpretano la cultura e l’identità locale. La progettazione architettonica è curata da un team di esperti nel settore: Il gruppo ARCò – Architettura e Cooperazione, che si occupa di sostenibilità e partecipazione in architettura, e lo studio MCA - Mario Cucinella Architects, studio di chiara fama internazionale che da tempo sviluppa ricerche sull’architettura sostenibile.
Il progetto punta alla valorizzazione dell’identità locale reinterpretando il modello della tenda beduina: una struttura temporanea caratterizzata da elementi di sostegno verticale che sorreggono un telo decorato, solitamente in lana di pecora. La sua struttura è divisa al suo interno in due ambienti: uno pubblico dove avvengono le attività comuni e si ricevono gli ospiti e uno destinato alle attività private della famiglia.
La struttura polifunzionale di Um Al Nasser reinterpreta questi caratteri tradizionali riproponendoli sotto forma di elementi architettonici contemporanei. La tenda viene sostituita da un’ampia copertura che, ripiegando su se stessa, richiama le diverse inclinazioni dei teli. Le linee orizzontali dei tipici tessuti beduini vengono riletti attraverso brise soleil in legno che permettono un controllo dell’irraggiamento solare.
L’asilo “cresce dal deserto”: le pareti isolanti che circondano le aule e il cortile centrale sono realizzati con sacchi riempiti di terra. Si tratta della tecnica degli earth-bag, proposta per la prima volta da Nader Kalili negli anni ’80. I muri sono in grado di preservare la realtà gioco-educativa dell’asilo, costruendo una vera e propria oasi protetta dalle difficoltà esterne.
Il Centro per l’infanzia è un edificio ad un piano, parzialmente interrato, per una superficie totale di 400 mq di patio giardino e 600 mq che comprendono 6 aule, libreria, direzione, aula docenti, area accoglienza, laboratorio attività psicomotorie, spazio polifunzionale, sportello famiglie, infermeria e servizi igienici. Le aule hanno una superficie di 25 m2, e possono ospitare circa 25 allievi ciascuna.
“La Terra dei Bambini” offre spazi e servizi per le famiglie, uno sportello di consulenza, e attività di educazione alla salute e alla pace.
L’IMPATTO AMBIENTALE
Dal punto di vista dell’eco-compatibilità dell’intervento, sono diversi gli accorgimenti che fanno di questo edificio un’architettura modello per il settore edile palestinese. Sono state privilegiate soluzioni low-tech e a basso costo, semplici da comunicare e implementare, atte ad essere replicate in altri contesti da parte della comunità locale.
Ai progettisti si sono affiancate figure specifiche che hanno curato gli aspetti strutturali, energetici e del recupero delle acque. L’uso della terra e del legno permette di ridurre al minimo l’utilizzo di materiali inquinanti e ad alto impatto ambientale. Si tratta di un edificio ipogeo, ove gli ambienti sono parzialmente interrati. Tutte le aule godono dell’inerzia termica del terreno e dei muri, che garantisce temperature interne più basse in estate, e più miti in inverno. Un sistema di ventilazione naturale permette di godere di una temperatura percepita inferiore per un confort igro-termico ottimale. Il sistema a doppia copertura garantisce l’attivazione di moti convettivi e il riciclo dell’aria calda con quella più fresca proveniente dal basso. Si è previsto un sistema di raccolta dell’acqua piovana che avviene attraverso l’ampia copertura e che viene stoccata in una vasca interrata e nel giardino interno è stato realizzato un impianto di fitodepurazione per il trattamento delle acque grigie a scopo di riutilizzo negli sciacquoni dei wc. Dal punto di vista energetico, è stata prevista l’installazione di un impianto a pannelli fotovoltaici realizzato sfruttando le inclinazioni del tetto, così da garantire l’elettricità necessaria
A SCUOLA DI PACE NELLA “TERRA DEI BAMBINI”
“La Terra dei Bambini” rappresenta un modello di qualità grazie all’impiego di metodi pedagogici innovativi, efficaci nel ridurre le problematicità emergenti legate ad un contesto difficile quale quello delle zone di conflitto.
La scuola materna di Um al Nasser ha il duplice obiettivo di offrire ai minori un luogo di incontro e prepararli alla scuola primaria, prediligendo la centralità dell’esperienza ludica e meta cognitiva (imparare attraverso l’esperienza) del minore senza comunque trascurare l’insegnamento delle basi dell’arabo classico, della matematica e dell’inglese.
Il progetto intende fornire assistenza ai minori e alle famiglie, garantire l’accesso ad adeguati percorsi educativi, di apprendimento e di preparazione. Realizzare un Centro per l’infanzia che sappia promuovere interventi di qualità significa intervenire sulla relazione “madre – figlio” e dunque, fornire un ambiente dove le donne ritrovino una dimensione propositiva nella comunità e nella famiglia. Gli insegnanti che si confrontano con modelli di organizzazione democratica, sviluppano capacità di problem solving e di lavoro per obiettivi, possono a loro volta diventare un modello positivo per i minori e per i loro genitori, coinvolgendo l’intera comunità in un processo di “educazione alla pace”.
Lo staff educativo formato da Vento di Terra ONG attraverso moduli di insegnamento pedagogico e gestionale è composto da sette maestre, una coordinatrice didattica e un’assistente sociale, tutte appartenenti alla comunità locale.
Nel centro sarà attivo uno sportello per l’orientamento e il supporto pedagogico, delle madri gestito da un’assistente sociale esperta.
Il progetto prevede, inoltre, laboratori di educazione alla salute e all’igiene realizzati sotto la supervisione del Palestinian Medical Relief, al fine di contrastare il proliferare di infezioni intestinali che colpiscono la maggior parte dei piccoli in età prescolare.
mercoledì 12 dicembre 2012
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 6
I MIGLIORAMENTI DEL SISTEMA PER FARLO FUNZIONARE
6) La MANUTENZIONE
Sì, avete capito bene!
Anche la subirrigazione deve necessariamente avere la sua manutenzione effettuata da personale specializzato.
Nulla al mondo, che sia stato prodotto o che sia entrato in contatto con l'azione umana si mantiene così com'è per sempre.
Quindi armatevi di santa pazienza e mettete in atto un piano organizzato di manutenzione. Come per la vostra auto vi adoperate per fare il tagliando al raggiungimento di tot chilometri percorsi, così la sub-irrigazione necessita di manutenzione al passaggio di tot litri di refluo.
In che cosa consiste la manutenzione?
VERIFICA TRIMESTRALE DEL FILTRO
(che potete effettuare voi senza ausilio di personale)
E' il filtro la vostra spia dell'olio (utlizzando la metafora dell'automobile).
Quando troveremo all'interno del pozzetto dei residui solidi, ed il filtro stesso lo troveremo "intasato", quello sarà il momento di operare delle manutenzioni.
A questo punto fate intervenire gli specialisti dello spurgo.
A) Svuotamento completo e pulizia delle vasche di sedimentazione (imhoff, settica, biologica, condensagrassi, etc). Far seguire sempre allo svuotamento, il completo riempimento delle vasche con acqua pulita.
B) Svuotamento completo e pulizia del pozzetto filtro e del filtro stesso.Far seguire sempre allo svuotamento, il completo riempimento del pozzetto con acqua pulita.
C) Se il filtro si presentasse in condizioni non idonee allo svolgimento del suo compito, sostituirlo con uno di nuovo.
D) Verifica delle condizioni del pozzetto contenente il sifone di cacciata. Se vi è presenza di solidi, effettuare lo svuotamento e la pulizia sia del pozzetto (pareti e fondo) che del sistema di cacciata. Far seguire sempre allo svuotamento, il completo riempimento del pozzetto con acqua pulita.
PRENDETEVI CURA DELLA VOSTRA CASA
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 1
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 2
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 3
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte4
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte5
Per ogni richiesta o maggiore informazione, nel caso di interesse, mi puoi contattare sulla mia mail :
tecnico [at] artecambiente.it
giovedì 6 dicembre 2012
LA FITODEPURAZIONE in provincia di Pesaro - il video
Questo è un video realizzato qualche giorno fa in provincia di Pesaro presso un impianto che stavamo finendo di realizzare.
Questi i dati notevoli:
a) 60 abitanti equivalenti provenienti da una residenza civile annessa a piccolo agriturisimo (camere + ristorante)
c) suddivisione dei flussi in acque grigie e in acque nere
d) le acque grigie sono trattate con un impianto di fitodepurazione a flusso orizzontale (dimensione 6x12 mt)
e) le acque nere sono trattae con un impianto di fitodepurazione a flusso verticale (dimensione 6x16 mt)
f) il funzionamento del flusso verticale è garantito da un dispositivo meccanico. Non c'è quindi necessità di energia elettrica per far funzionare questo complesso depuratore.
g) l'impianto è quindi completamente sostenibile e i costi di gestione e manutenzione sono prossimi allo zero
h) l'impianto sarà piantumato a privamera con phragmites australis
il video su youtube
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martedì 20 novembre 2012
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 2
I MIGLIORAMENTI DEL SISTEMA PER FARLO FUNZIONARE
2) La filtrazione fine
Abbiamo visto che tutto parte da una corretta scelta dei pretrattamenti delle acque nere e delle acque grigie.
L'obiettivo di questi sistemi è fermare tutto quanto non è liquido, sia esso solido che può sedimentare o grasso che può essere fatto "condensare" in superficie.
Il motivo è semplice: tutto quanto non è liquido intasa la linea di drenaggio in subirrigazione.
E se la linea si intasa non scarica più,
le vasche rimangono piene e la cacca esce dal WC.
Purtroppo anche se le vasche sono dimensionate bene, realizzate bene, posate bene e collegate bene, i processi che avvengono all'interno sono per lo più di tipo fisico e biologico e sono quindi soggetti al cambio di temperatura, di pressione, di portata ad esempio. Si può tranquillamente stimare che il 15% di tutto il solido comunque esce dalle vasche. Pensate quanto ne esce dalle vache malfatte...
QUINDI?????
Quindi serve una filtrazione fine che intercetti questo 15% dando la serenità di un sistema che almeno idraulicamente funzioni (in quanto biologicamente abbiamo già detto che non funziona anzi rovina il terreno oggetta della infiltrazione).
Serve che il filtro sia facilmente e velocemente estraibile e pulibile magari anche direttamente dall'utente senza chiamare l'espurgo.
Serve anche che questa filtrazione fine sia posata in un pozzetto ispezionabile dando all'utente la possibilità di visionare le condizione del filtro e dell'acqua di scarico.
E' un po' come la spia dell'olio. Ogni 3 mesi lo vado a vedere e se è intasato so che lo devo pulire e che devo pulire anche i pretrattamenti a monte del filtro. E so anche che operando questa semplice manutenzione avrò risolto ogni difficoltà di intasamento della subirrigazione.
Il filtro andrà quindi posato fra vasche di pretrattamento e la seguente sezione 3 riguardante il pozzetto di cacciata di cui parlermo nel prossimo post.
per saperne di più puoi anche vedere:
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 1
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 3
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 4
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lunedì 19 novembre 2012
La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui - Parte 1
I MIGLIORAMENTI DEL SISTEMA PER FARLO FUNZIONARE
consigli pratichi per migliorare ciò che già c'è o per progettare correttamente un nuovo impianto
Nel precedente post: La subirrigazione per lo smaltimento dei reflui funziona? abbiamo affrontato il tema della
subirrigazione come metodo di smaltimento cercando di portare in evidenza la
confusione che regna in questo momento circa i sistemi di "trattamento
appropriato" così come definiti dalla normativa vigente (D.lgs 152/06 e
seguenti).
Oggi vi voglio dare delle
informazioni aggiuntive per far sì che nel caso voi MALAUGURATAMENTE sceglieste
la sub-irrigazione come metodo di smaltimento delle vostre acque di fogna,
questo vi dia meno problemi possibile.
1) I
pretrattamenti o trattamenti primari
Questo è un capitolo molto
delicato in quanto "chi ben comincia è a metà dell'opera".
Le vasche che costituiscono i
pretrattamenti devono essere scelte secondo uno schema di calcolo condiviso da
molti illustri docenti, nonchè in diversi testi di depurazione
biologica, nonchè ripresi da diverse linee guida regionali e servono ad
intrappolare tutto quanto potrebbe intasare la rete di subirrigazione (quindi
solidi, oli, grassi, saponi, carta igienica, etc..)
Le acque nere (quelle provenienti
dai wc) devono transitare attraverso una fossa di sedimentazione detta imhoff o
biologica o settica. Per i piccoli insediamenti la scelta di uno o dell'altra
tipologia è ininfluente. Cercate solo di posare quello che i vostri
"controllori" (Comune, ARPA, ASL, ect..) vi chiedono per evitare
conflitti e lungaggini burocratiche o sanzioni.
Più importate è il dimensionamento
che queste vasche devono avere.
La vasca di sedimentazione DEVE
AVERE VOLUME UTILE DI 250 lt per ABITANTE.
Vuol dire che se prendo una vasca
di sedimentazione (imhoff, settica o biologica) per una famiglia di 4 persone,
mi devo accertare che abbia un volume utile di 1000 lt o 1 mc.
Per le acque grigie invece (quelle
derivate da lavelli, lavandini, docce, bidet, vasche da bagno, lavatrici,
lavanderie) devono transitare attraverso una vasca condensagrassi o
degrassatore.
Anche in questo caso importate è il
dimensionamento che questa vasca deve avere.
La vasca condensagrassi DEVE AVERE
VOLUME UTILE DI 75 lt per ABITANTE.
Vuol dire che, sempre per la
famiglia di 4 persone, mi devo accertare che la fossa condensagrassi abbia un
volume utile di 300 lt o 0,3 mc.
Le acque grigie transitate
attraverso la vasca condensagrassi si congiungono con la linea della acque nere
verso la vasca di sedimentazione (imhoff o biologica o settica).
| schema di funzionamento dei trattamenti primari |
Nei prossimi post affronteremo i
seguenti argomenti
2) La filtrazione fine
3) Il pozzetto di cacciata
4) La lunghezza del tubo di
dispersione
5)
Lo schema di posa delle tubazioni
6) La manutenzione
giovedì 18 ottobre 2012
Omotenashi House, la casa da tè del 21°secolo
QUESTO E' IL NUCLEO DELLA
PROPOSTA, finalmene si associa risparmio energetico + produzione di
energia da fonti rinnovabili + produzione alimentazione + gestione
sostenibile delle acque.
Al Solar Decathlon 2012 il Giappone partecipa con un progetto abitativo a metà strada tra tradizione e innovazione. Si tratta dell'Omotenashi House, una versione contemporanea di una casa da tè tradizionale messa a punto dal team della Chiba University.
AFFIANCATA DA UNA RISAIA. Nello stesso progetto convivono aspetti dell'antica cultura nipponica accostati a tecnologie sostenibili ed accorgimenti di bio-architettura, in pieno mood da 21°secolo. L'abitazione, sviluppata su un unico livello, è affiancata da un'ampia area verde. Niente prato classico, per la casa Omotenashi i progettisti hanno pensato a una risaia, con duplice funzione: fornire riso in abbondanza agli abitanti ed assolvere naturalmente alla funzione di depurazione delle acque reflue.
CORTINA VEGETALE. Entrando nell'abitazione, i visitatori approdano a una veranda leggermente sopraelevata, oscurata e protetta da una vera e propria cortina verde. Sostenute da una struttura fatta in cavi, leggera ma robusta, le piante si arrampicano verticalmente, creando una sorta di sipario vivente. Oltre all'aspetto più prettamente estetico, questo sistema consente di limitare il sovraccarico termico durante i mesi estivi, regolando la temperatura degli interni.
UNA SERRA BEN ISOLATA. Il verde rappresenta il vero fil-rouge del progetto: un'ampia varietà di piante tipiche del Giappone circonda l'abitazione la quale, oltre alla già citata risaia, è provvista anche di una serra ben protetta e termicamente isolata, dove crescere ogni tipo di coltura. Esposta a sud, l'Omotenashi House è dotata di un articolato impianto solare termico e di un sistema di recupero e riutilizzo dell'acqua sanitaria.
PARTIZIONI MOBILI IN CARTA DI RISO. All'interno emerge con chiarezza il carattere nipponico del progetto: come da tradizione, prevalgono elementi modulari e leggeri, ricavati da materie prime reperite localmente. In questo caso, l'ampia zona giorno è suddivisa da partizioni mobili realizzate in carta giapponese traslucida, la quale permette alla luce naturale di filtrare, fornendo al contempo la privacy necessaria. I pavimenti sono rivestiti con i tipici tatami giapponesi: naturali, riciclabili e biodegradabili, si tratta di pannelli rettangolari affiancati l'uno all'altro e realizzati con paglia di riso intrecciata e pressata. Completano il progetto una serie di elementi d'arredo di spiccata derivazione giapponese, a partire dai pouf e dal set da tè.
http://www.casaeclima.com/index.php?option=com_content&view=article&id=12941:omotenashi-house-la-casa-da-te-del-21dsecolo&catid=34:hot-spot&Itemid=41
Al Solar Decathlon 2012 il Giappone partecipa con un progetto abitativo a metà strada tra tradizione e innovazione. Si tratta dell'Omotenashi House, una versione contemporanea di una casa da tè tradizionale messa a punto dal team della Chiba University.
AFFIANCATA DA UNA RISAIA. Nello stesso progetto convivono aspetti dell'antica cultura nipponica accostati a tecnologie sostenibili ed accorgimenti di bio-architettura, in pieno mood da 21°secolo. L'abitazione, sviluppata su un unico livello, è affiancata da un'ampia area verde. Niente prato classico, per la casa Omotenashi i progettisti hanno pensato a una risaia, con duplice funzione: fornire riso in abbondanza agli abitanti ed assolvere naturalmente alla funzione di depurazione delle acque reflue.
CORTINA VEGETALE. Entrando nell'abitazione, i visitatori approdano a una veranda leggermente sopraelevata, oscurata e protetta da una vera e propria cortina verde. Sostenute da una struttura fatta in cavi, leggera ma robusta, le piante si arrampicano verticalmente, creando una sorta di sipario vivente. Oltre all'aspetto più prettamente estetico, questo sistema consente di limitare il sovraccarico termico durante i mesi estivi, regolando la temperatura degli interni.
UNA SERRA BEN ISOLATA. Il verde rappresenta il vero fil-rouge del progetto: un'ampia varietà di piante tipiche del Giappone circonda l'abitazione la quale, oltre alla già citata risaia, è provvista anche di una serra ben protetta e termicamente isolata, dove crescere ogni tipo di coltura. Esposta a sud, l'Omotenashi House è dotata di un articolato impianto solare termico e di un sistema di recupero e riutilizzo dell'acqua sanitaria.
PARTIZIONI MOBILI IN CARTA DI RISO. All'interno emerge con chiarezza il carattere nipponico del progetto: come da tradizione, prevalgono elementi modulari e leggeri, ricavati da materie prime reperite localmente. In questo caso, l'ampia zona giorno è suddivisa da partizioni mobili realizzate in carta giapponese traslucida, la quale permette alla luce naturale di filtrare, fornendo al contempo la privacy necessaria. I pavimenti sono rivestiti con i tipici tatami giapponesi: naturali, riciclabili e biodegradabili, si tratta di pannelli rettangolari affiancati l'uno all'altro e realizzati con paglia di riso intrecciata e pressata. Completano il progetto una serie di elementi d'arredo di spiccata derivazione giapponese, a partire dai pouf e dal set da tè.
http://www.casaeclima.com/index.php?option=com_content&view=article&id=12941:omotenashi-house-la-casa-da-te-del-21dsecolo&catid=34:hot-spot&Itemid=41
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